Amanda Sandrelli, voce recitante

Duo Bandini-Chiacchiaretta

Giampaolo Bandini, chitarra

 Cesare Chiacchiaretta, bandoneon

Scritto e diretto da Gianni Clementi

Disegno luci di Eva Bruno 

Debutto al Teatro di Carpi 20 giugno 2021 


Maria, figlia della mitica Maria de Buenos Aires, fedele al suo ruolo di Araba Fenice, che rinasce dalle proprie ceneri, si sveglia  per l’ennesima volta nella sua casa di lamiere colorate. Non è stato un sonno sereno il suo. Infatti quella notte il maledetto Duende gli ha fatto visita e l’ha sprofondata nell’angoscia. Non ricorda bene Maria, ciò che il malvagio folletto gli ha rivelato, ma di certo il suo è stato un brusco  risveglio. E’ una notte che sta volgendo all’alba e la città è deserta, devastata da un misterioso morbo che rende invisibili i suoi abitanti, nascosti dietro le persiane sbarrate delle loro case. E’ per questo che  Maria rinasce e diventa di nuovo, per una volta, Maria de Buenos Aires per vincere la peste e far rinascere la Città delle Buone Arie. E la famosa “Yo soy Maria”, cantata a una città impaurita, penetra nelle finestre de la Boca, nei pati di Santelmo, nelle cantine di Mataderos e le luci si accendono, le persiane iniziano ad spalancarsi, e  le ombre delle persone si fanno finalmente carne. “Yo soy Maria” vuole essere un omaggio al genio di Astor Piazzolla, che con il suo intuito, ha rivoluzionato il concetto stesso di Tango, ed alla poetica di Horacio Ferrer, fedele complice del musicista. Piazzolla, assai criticato in Patria dai puristi del Tango, disse: “Sono stanco di sentir dire che quello che io faccio non è tango e siccome sono infastidito, vi dico che va bene, che quello che faccio è musica di Buenos Aires. Allora come si chiama? Tango! Perciò quello che io faccio è Tango!” “Yo soy Maria”, usando quasi per intero la partitura musicale dell’Operita di Piazzolla,  tradisce la storia de la “Maria de Buenos Aires” e trasporta la figlia partorita dal Mito ai nostri giorni, attraversati dal morbo che condiziona la vita del Mondo intero. Maria figlia diventa quindi la speranza vera di rinascita di una Città, che, in questa riscrittura, diventa Mondo.